Museo dei dolmen. Archeologi trovano la Porta del Paradiso

persepoli

Teheran, 8 apr. (Giulio Vignati, Mediterraneo Antico) - L’ultima campagna di scavo presso il sito di Tal-e Ajori, nella città bassa della grande Persepoli, ha portato al rinvenimento di nuove porzioni di mura della cosiddetta “Porta di Ciro”, uno dei principali accessi alla fu capitale dell’impero Achemenide. Ma dove si trova Persepoli? Cosa furono l’impero e l’età Achemenide?

Con “Impero Achemenide” si intende quella ricchissima e potentissima entità politica che tutti abbiamo conosciuto a scuola sotto il nome di “Impero Persiano”. Esso prende il suo nome meno noto dalla dinastia che lo governò (gli Achemenidi, appunto), il cui capostipite fu Ciro il Grande, liberatore degli ebrei dalla schiavitù di Babilonia ricordato nella Bibbia.

Tra i suoi discendenti più famosi ricordiamo Dario I e Serse I, i due sovrani che scatenarono le Guerre Persiane combattute dai Greci nel 490 e 480 a.C., e Dario III, ultimo sovrano della dinastia, che fu sconfitto da Alessandro Magno. Per due secoli quindi, dal 550 al 331 a.C., questo fu il più grande impero sulla faccia della terra, esteso dalle isole egee del mar Egeo fino ai deserti dell’Egitto meridionale e alle propaggini occidentali dell’India.

Ogni impero che si rispetti ha una capitale, sede prediletta del sovrano e centro amministrativo dell’intera organizzazione. Tuttavia l’impero Achemenide, a causa della sua vastissima estensione e dell’asperità di molte delle sue terre, che tra deserti e montagne rendevano lente e difficoltose le comunicazioni, ebbe nel corso del tempo non una, ma ben cinque capitali. La più celebre e nota fu certamente Babilonia, città santa e di antichissima fondazione, dal valore politico e simbolico impareggiabile; essa, tuttavia, non fu mai formalmente capitale amministrativa.

V’era poi Susa, anch’essa di antichissima origine e già capitale del Regno dell’Elam, che per la sua posizione sostanzialmente nel centro dell’Impero fu scelta come “capitale invernale” dai sovrani achemenidi. Pasargade, antica capitale del regno di Persia propriamente detto (prima che questo conquistasse con la guida di Ciro il Grande l’ampissimo territorio dell’Impero Achemenide), fu naturalmente la prima capitale dell’impero sotto Ciro. Infine, Ecbatana, situata nell’odierno Iran occidentale, fu importantissimo centro amministrativo e ricoprì spesso il ruolo di “capitale estiva”.

E Persepoli? Formalmente, a partire dal regno di Dario I (figlio di Ciro il Grande), fu proprio lei ad essere la capitale dell’impero, principale centro amministrativo e religioso dell’intera compagine imperiale. Fu Dario stesso a fondare la città, realizzando un’immensa terrazza rialzata di 12,5 ettari a ridosso di una montagna (il Monte Rahmet), incidendo parte del monte nel settore orientale dell’insediamento e colmando fosse e voragini nell’intero settore occidentale.

Su questa terrazza semi-artificiale, il sovrano innalzò fastosissimi monumenti, cui si aggiunsero quelli eretti dai suoi discendenti, che la resero una delle città più splendide di tutta la terra. La sua posizione defilata e difficile da raggiungere tra le montagne la protesse dagli assalti dei nemici, fino all’arrivo in Oriente del conquistatore di tutto l’impero: Alessandro Magno. Curiosamente, fino ad allora i Greci avevano scarsissime notizie su questo insediamento e consideravano, un po’ come noi oggi ma per altri bias, Babilonia come vera e propria capitale achemenide.

L’arrivo in città dell’esercito macedone dopo le schiaccianti vittorie dell’anno precedente avvenne senza opposizione, e inizialmente la magnificenza del sito colpì gli invasori. Alla meraviglia, tuttavia, succedette presto la cupidigia, e alla fine il sovrano macedone consentì al suo esercito di saccheggiare la città, fino ad allora inviolata. Egli stesso, raccontano gli storici antichi, diede fuoco ai palazzi della capitale, come vendetta per l’incendio di Atene durante la Seconda Guerra Persiana.

Questo avvenimento e, soprattutto, le sue motivazioni sono stati in parte romanzati dai cronisti greci, ma l’archeologia conferma con assoluta certezza che, effettivamente, almeno uno dei grandi palazzi della capitale venne deliberatamente dato alle fiamme durante l’epoca della conquista macedone.

Ciò che gli archeologi hanno recentemente individuato sono i resti del muro orientale della cosiddetta “Porta di Ciro”, che dava accesso a un giardino reale (che, in greco antico, prende il nome di paradeisos, “paradiso”) tre chilometri a nord-ovest della città, e che venne distrutta non dal saccheggio macedone ma da un forte terremoto.

La porta, che si estende per ben 40 metri in profondità e 10 metri in larghezza, con muri di 5 metri di spessore, era realizzata in mattoni crudi e cotti, uniti con malta bituminosa, e ricoperta di mattoni smaltati bianchi, gialli, blu e verdi, o decorati con figure di animali e fiori a otto petali (si pensi, per un confronto stilistico, alla celeberrima “Porta di Ishtar” in Babilonia). La sua magnificenza era riflesso di quella dell’intera capitale imperiale, e anche se oggi possiamo solo immaginarne l’originale splendore, la monumentalità dei suoi resti rimane come testimonianza di ciò che fu un tempo.

Da: https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/

Fonte foto: Archeostorie