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Lavoratori stranieri si rendono autonomi
con il Comune di Roma

Si occupano di ristrutturazioni, gestiscono call center e ristoranti, assistono anziani e bambini: nella capitale i titolari d’impresa di origine straniera crescono di anno in anno. L’indagine sulle condizioni di vita e lavoro degli immigrati nell’area romana, realizzata dalla Caritas, mette a fuoco una realtà lontana dai luoghi comuni, dove i protagonisti sono “nuovi cittadini” che, nonostante le difficoltà, mirano all’autonomia economica e all’integrazione sociale.

Per gli stranieri che scelgono di abbandonare il Paese d’origine, Roma rappresenta l’approdo più attraente: oggi ospita 181 diverse nazionalità, con il primato di romeni (22,3%), filippini (9,1%) e polacchi (6%). Dei 431 mila immigrati regolarmente residenti, il 79% ha un occupazione e, di questi, il 12,8% svolge un’attività autonoma. Fra i titolari d’impresa, il primato spetta ai romeni (17,8%), seguiti da bangladesi (13%) e cinesi (11,2%).

La pubblicazione dell’ultimo rapporto Caritas sul lavoro degli immigrati nell’area romana mette a fuoco questi dati, incrociandoli anche con le condizioni e gli stili di vita delle famiglie. Già lo scorso anno Unioncamere aveva segnalato l’incremento di imprese con uno straniero al comando (+ 8%, con un contributo dell’1,2% al Pil nazionale), individuando a Roma l’impennata più importante: oltre 1400 imprese in più rispetto al 2006.

Il più delle volte, la decisione di avviare un progetto imprenditoriale riguarda mestieri legati all’edilizia e all’artigianato (costruzioni, ristrutturazioni, traslochi, impiantistica, pulizie) e servizi alla persona (assistenza ad anziani e bambini). La nuova attività nasce spesso dopo un’esperienza come lavoratori dipendenti. Sono così nate molte attività nel settore manifatturiero (7,4% delle imprese) e della ristorazione (3,8%). Nel commercio, spiccano i phone center, gli internet point e le agenzie per il trasferimento del denaro (5%).

Se l’accesso al mondo del lavoro avviene in via informale, attraverso il passaparola che è la linfa vitale delle comunità straniere della capitale, 1 occupato su 7 dichiara di essersi impiegato grazie ai servizi comunali. Attraverso le informazioni ricevute dai servizi sociali e dai centri di ascolto parrocchiali, molti migranti hanno scelto di diventare imprenditori anche con il sostegno degli Incubatori d’Impresa.

Un altro dei percorsi che hanno stimolato la creatività e l’autonomia degli immigrati è la formazione professionale, spesso comunale, sia per i giovani che per gli adulti. Il mercato del lavoro nella capitale, però, non è privo di ombre: oltre al lavoro “in nero”, infatti, non mancano situazioni più gravi come lo sfruttamento e il para-schiavismo.

Una volta fuori dal tunnel della clandestinità, tuttavia, e con l’aiuto delle rete familiari, amicali e associative, oggi moltissimi migranti si dichiarano soddisfatti della propria autonomia e cercano l’inclusione sociale adottando stili di vita e di consumo analoghi a quelli dei cittadini romani.

Lo stipendio medio di un lavoratore straniero dipendente non è elevato (916 euro al mese), ma, soprattutto tra coloro che possono disporre di redditi più elevati, la casa è il bene più ambito. L'11% e' già proprietario di un immobile; di questi, il 69% sta invece pagando un mutuo. Si tratta di coloro il cui progetto migratorio è orientato alla stabilizzazione e alla crescita della famiglia: sono, secondo la definizione dei ricercatori Caritas i “nuovi cittadini, un’immigrazione né ricca né depressa che lavora con noi”.

m.f.

 

 

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