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Un COL nelle carceri romane
per un reinserimento nel mondo del lavoro


Gli utenti di questo Centro di Orientamento al Lavoro tematico hanno alle spalle un periodo di reclusione nelle carceri romane, oltre a difficoltà economiche e sociali. Gli operatori partono dalla riconquista dell’autostima e, attraverso il sostegno delle istituzioni e dei servizi sociali, progettano insieme agli ex detenuti il reinserimento nel mondo del lavoro. Nascono così anche progetti di autoimpresa usufruendo del microcredito sociale.

Costruirsi un futuro dopo il carcere non è impresa facile: i diritti dei lavoratori ex detenuti sono spesso sopraffatti dalla diffidenza e dai pregiudizi. A questo ostacolo si aggiungono problemi come la bassa scolarizzazione e la mancanza di qualifiche professionali. Non mancano poi situazioni complicate in ambito familiare, urgenze economiche, emergenze sanitarie e pratiche fino alla mancanza di un tetto e, per molti stranieri, del permesso di soggiorno.

Nel momento del ritorno alla libertà, il percorso verso l’occupazione, a Roma, è sostenuto da un Centro di Orientamento al Lavoro specifico per chi sconta una pena in carcere o nelle strutture alternative e per chi ne è appena uscito. Lo sportello (aperto ogni mattina dalle 9,30 alle 13) si trova in Lungotevere de’ Cenci 7, ma molte delle sue attività vengono svolte all’interno dei sette istituti penitenziari romani: da Regina Coeli a Rebibbia, fino a raggiungere i soggetti in esecuzione penale esterna.

Da gennaio ad aprile 2008, gli operatori di questo COL hanno accolto 226 nuovi utenti, oltre ai 187 che già seguivano un percorso di orientamento. Sono poche le donne, così come gli stranieri che, anche se regolari, sono penalizzati nel reinserimento dall’attuale normativa.

“La ricerca attiva di un lavoro, in questi casi, parte dall’autostima – racconta Fiore, uno degli operatori impegnato nell’orientamento intramuraio – perciò collaboriamo con psicologi e criminologi della Sapienza per gestire al meglio il rapporto con gli utenti”.
L’educatore è la guida a tutto campo per i detenuti, ma spesso intervengono anche i servizi sociali come il SERT, che assiste i tossicodipendenti.

I colloqui di chi è privato della libertà con il personale del COL sono diretti a orientare le scelte al termine della detenzione, ma diventano indispensabili anche in casi di una lunga pensa da scontare, al fine di migliorare la vita di chi è recluso. Molti detenuti vivono una condizione economica disagiata e utilizzano la possibilità di svolgere un’occupazione all’interno degli istituti (manutenzione, pulizie, giardinaggio) per garantire un piccolo reddito alle famiglie. Anche per questo, sono pochi gli utenti disposti a investire del tempo nella formazione.

I consigli dello staff del COL riguardano anche le pratiche per ottenere l’indennità di disoccupazione ed espletare pratiche previdenziali. Ma i colloqui sono orientati soprattutto al reinserimento. Per favorire l’accesso al mondo del lavoro, per esempio, si ricorre spesso alle cooperative sociali, che offrono molteplici opportunità: giardinaggio e decoro urbano, servizi alle persone, edilizia, trasporti, raccolta di rifiuti.
Negli stessi settori è inoltre possibile svolgere un tirocinio. Questo percorso coinvolge in particolare i beneficiari di indulto. In collaborazione con Italia Lavoro, infatti, già 150 utenti hanno seguito un percorso verso la stabilizzazione attraverso un tirocinio formativo in aziende multiservizi, nei ristoranti e in imprese di pulizia. “In questi casi contiamo sulla responsabilità sociale degli imprenditori romani che si sono dimostrati molto propensi ad accogliere le categorie svantaggiate”, spiega Fiore.

Sono ancora pochi coloro che scelgono la strada dell’autoimpresa, ma ultimamente qualcuno ha usufruito del microcredito sociale, un piccolo finanziamento che è stato utilizzato, per esempio, per il progetto “Ecotaxi”. Si tratta di un servizio di trasporto ecologico, tramite un risciò, molto apprezzato dai turisti a Trastevere.

Un altro ex detenuto, invece, ha utilizzato il microcredito per un progetto a lungo sognato durante la permanenza in carcere: scrivere e pubblicare un libro, il diario della sua esperienza. Dal 2003, anno della sua apertura, il COL Carceri ha rafforzato la rete dei contatti con le istituzioni, i servizi sociali e il mondo del lavoro. Il prossimo obiettivo degli orientatori, è “creare per i detenuti una città delle opportunità, per garantire i diritti e dare risposte immediate”.

m.f.

 

 

 

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